{"id":178,"date":"2026-10-10T23:35:00","date_gmt":"2026-10-10T22:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/?p=178"},"modified":"2026-10-13T08:08:38","modified_gmt":"2026-10-13T07:08:38","slug":"cosa-faro-fra-cinque-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/cosa-faro-fra-cinque-anni\/","title":{"rendered":"Cosa far\u00f2 fra cinque anni?"},"content":{"rendered":"<p>Questa settimana mi sono trovato pi\u00f9 volte a non vedere l\u2019ora di rientrare al lavoro. Per portare avanti certe cose che avevo lasciato a met\u00e0, vedere se un\u2019idea funzionava, provare un collegamento che mi era venuto in mente.<\/p>\n<p>E la sera, evidentemente non contento, mi sono messo a costruire altre cose.<\/p>\n<p>In pochi giorni ho portato avanti un sistema per creare partecipazioni e inviti via web e uno per gestire prenotazioni dentro gli istituti didattici. Il primo ha un editor, gli inviti, le conferme degli ospiti, i formati da condividere o stampare. Il secondo distingue gli appuntamenti individuali dai laboratori collettivi, con regole diverse per richieste, posti disponibili e presenze. Sono quasi pronti, con ancora cose da chiudere prima di aprirli e farli usare davvero.<\/p>\n<p>Nel frattempo \u00e8 nato <a href=\"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/continuum-il-lavoro-di-ricordarsi\/\">Continuum<\/a>, di cui ho gi\u00e0 scritto qui: una memoria per ritrovare il punto in cui avevo lasciato un progetto, anche passando da una chat all\u2019altra o da un assistente all\u2019altro. Che poi \u00e8 anche una conseguenza di questa situazione: porto avanti pi\u00f9 cose, quindi a un certo punto devo trovare il modo di ricordarmi dove sono arrivato.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il <a href=\"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/siti-indipendenti-contesto-condiviso\/\">network dei siti di Advertaria<\/a>. Siti indipendenti, persone diverse che ci lavorano, ciascuna anche con il proprio agente. Serviva un contesto comune, un modo di condividere informazioni e decisioni, e soprattutto di intervenire senza sovrascrivere il lavoro degli altri.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/un-repository-per-lavorare-con-i-dati\/\">l\u2019ambiente per fare le analisi dei siti<\/a>: tracciamenti, Analytics, Search Console, Tag Manager, quello che succede davvero nel browser. Possiamo incrociare le fonti, verificare un\u2019ipotesi e conservare i dati da cui siamo partiti. Questa roba qui \u00e8 pazzesca. La sto gi\u00e0 usando nel lavoro.<\/p>\n<p>Insomma, alcune cose funzionano gi\u00e0 e vengono usate, altre stanno per uscire, altre hanno ancora bisogno di prove. Per\u00f2 mentre le faccio mi trovo a pensare: se adesso lavoro cos\u00ec, cosa far\u00f2 fra cinque anni?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non tocco codice da quasi un anno. In senso letterale: non sono pi\u00f9 io a scrivere le righe.<\/p>\n<p>E penso, spero, di non doverlo toccare pi\u00f9.<\/p>\n<p>Lo dico sapendo che scrivere codice mi piaceva. Facevi i tuoi progetti in mesi, andavi su Stack Overflow ogni venti righe per cercare di capire come scrivere le successive venti, ogni tanto qualcosa finalmente funzionava ed eri felice.<\/p>\n<p>Era bello, eh.<\/p>\n<p>Adesso penso a qualcosa, ci ragiono un momento e mi trovo gi\u00e0 a farla davvero. S\u00ec, a farla fare, ok. Ma detta cos\u00ec sparisce quasi tutto quello che succede in mezzo.<\/p>\n<p>Ci sono brainstorming, analisi, molte chat. Spesso non vanno bene. Un\u2019idea che sembrava chiara diventa confusa appena proviamo a costruirla; una soluzione funziona per il primo caso e si rompe sul secondo; una cosa che volevo aggiungere si rivela inutile, oppure porta dietro una quantit\u00e0 di complicazioni che non avevo considerato.<\/p>\n<p>E l\u00ec si lavora.<\/p>\n<p>Sono diventato pi\u00f9 bravo a fissare concetti, a costruire strutture che si limitano e lavorano dentro perimetri precisi. A capire cosa deve sapere un agente per fare quel pezzo, quali decisioni sono gi\u00e0 prese, dove deve fermarsi. Anche a trattare un problema in modo abbastanza generico da poter riusare il ragionamento, senza allargarlo fino a fargli perdere senso.<\/p>\n<p>Continuum, per esempio, deve conservare dove siamo arrivati. Se trova una nota vecchia o un\u2019azione aperta, questo non significa che possa decidere da solo che il lavoro \u00e8 stato completato. Sembrano dettagli, finch\u00e9 una di quelle deduzioni diventa il punto da cui riparti il giorno dopo.<\/p>\n<p>Ho imparato anche a farmi criticare il lavoro. A mettere alla prova un\u2019idea invece di cercare soltanto qualcuno che mi aiuti a realizzarla.<\/p>\n<p>A volte chiedo cose che penso non funzioneranno, proprio per vedere che ragionamento fa l\u2019IA. Ha questa tendenza a cercare comunque una strada per risolvere il problema, e ogni tanto prende delle cantonate terribili. Altre volte invece trova una strada interessantissima che io avevo escluso troppo presto.<\/p>\n<p>\u00c8 anche questo che mi fa venire voglia di tornare a lavorare: vedere dove arriviamo.<\/p>\n<p>A volte mi sembra quasi di essere un ammaestratore. Anche se forse non \u00e8 il termine giusto.<\/p>\n<p>In certi momenti lo scambio \u00e8 quasi paritetico: ragioniamo su una cosa, la smontiamo, la ricostruiamo. In altri devo limitare, anticipare dove andr\u00e0 il ragionamento, capire quale libert\u00e0 produrr\u00e0 una deriva e quale invece serve per trovare qualcosa di buono.<\/p>\n<p>Poi succede il contrario ed \u00e8 l\u2019IA ad anticipare una mia deriva. Io sto gi\u00e0 immaginando altre cinque funzioni, lei mette in discussione il motivo per cui dovrebbero esserci, e magari ha ragione.<\/p>\n<p>Quindi ammaestratore, s\u00ec, ma ogni tanto il numero lo faccio io.<\/p>\n<p>\u00c8 un processo lungo. Solo che \u00e8 molto pi\u00f9 corto, e per me pi\u00f9 naturale, di quanto sarebbe stato costruire le stesse cose scrivendo tutto a mano. Il tempo lo passo a ragionare sul funzionamento, sulle regole, sulle prove, su cosa tenere e cosa buttare.<\/p>\n<p>E la velocit\u00e0 cambia anche i problemi che hai.<\/p>\n<p>Prima un\u2019idea poteva restare l\u00ec perch\u00e9 realizzarla richiedeva mesi. Adesso la fai, o almeno arrivi molto prima al punto in cui puoi provarla. Ti senti una macchina: immagini una cosa e cominci a produrla.<\/p>\n<p>Comprese le cose inutili. All\u2019inizio tante, poi mi sembra sempre meno. Per\u00f2 la possibilit\u00e0 di costruire qualcosa arriva molto prima della certezza che abbia senso costruirla. Questa parte sto ancora imparando a gestirla.<\/p>\n<p>Comunque, il punto era un altro.<\/p>\n<p>Cosa far\u00f2 fra cinque anni?<\/p>\n<p>Per il prossimo anno mi sono dato un obiettivo pi\u00f9 vicino: riuscire a gestire il lavoro interamente tramite IA. Gestirlo bene, intendo, riuscire a seguire le cose fino in fondo, verificare che funzionino, mantenerle mentre cambiano. E magari avere anche qualche progetto personale interessante, soddisfacente, o remunerativo. Possibilmente anche pi\u00f9 di una di queste cose insieme.<\/p>\n<p>Fra cinque anni non lo so. Faccio fatica perfino a immaginare come chiamer\u00f2 il mio lavoro, se gi\u00e0 oggi passo cos\u00ec tanto tempo a costruire sistemi e cos\u00ec poco a scrivere codice.<\/p>\n<p>Mi sto ancora scaldando. Non riesco ancora a padroneggiare questo modo di lavorare, e certe giornate me lo ricordano benissimo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 \u00e8 davvero entusiasmante. E domani ho gi\u00e0 un paio di cose che voglio provare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una settimana di sistemi, progetti serali e lavoro con le IA. Non scrivo pi\u00f9 codice a mano, ma sto ancora imparando a gestire quello che succede fra un\u2019idea e una cosa che funziona.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":179,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[58,60],"tags":[],"class_list":["post-178","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ia-applicata","category-riflessioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=178"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":181,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178\/revisions\/181"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/179"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=178"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=178"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteobononi.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=178"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}